Internet Explorer 7 referrer strange behaviour

Just noticed that IE7 (and maybe IE6) caches the referrer with the page, too. In other words, if you navigate on a page, when you click on a link on a different page that leads to the first page, the referrer does not refer to the page where the link resides but to the page that leaded for first to that page.

Please tell me that I’m wrong, I can not believe that there is such a bug in IE7 (even if I know that referrer can not be relied upon, but for different reasons.)

Plone 2.0.5 on openSuSE 10.2 [x86-64] Binaries

We all know how good is Plone for building complex sites in an intuitive way. Perhaps not everyone knows that upgrading it can be a real nightmare… like a lot of software packages out there, but with the added complexity of the underlying world of Zope/Python/related libraries.

I have a web site build with Plone 2.0.5 that runs well, but I decided to upgrade my openSUSE from 10.1 to 10.2; to make a long story short, I hoped to upgrade to Plone 2.5.x, but I have no time to study how to do it, so I decided to run Plone 2.0.5. I downloaded Python 2.3.6 and Zope 2.7.9 and compiled it, then I run my old Plone instance with only small modifications to conf file and run scripts.

You can find it here.

VLAN’s on [open]SuSE Linux

Recently I stumbled upon an apparently unsolvable network problem (at least unsolvable for me, I’m not an expert in “very very low level” networking) and the solution involved the creation of a vlan on my SuSE 10.1 server. The problem was very simple: I wanted my Grandstream HandyTone 286/386 to log to syslog on my server. I configured the devices (simply I put my server address in the correct field and choose the log level) but nothing appeared on syslog. After some unsuccessful Internet research (where I found that probably it was a bug of the devices), I noted that another strange thing was that the devices were pingable from my Windows box but not from my Linux and Mac OS X boxes.

So I ran Ethereal and observed that the devices’ log packets were there and contained an “802.1q” layer with a “0” (zero) label which is the ID of the vlan. So I researched again and found the Linux 802.1q VLAN package and, after some tweaking, I was up and running with the devices’ logging and pinging: then the mysterious network problem was due to the fact that the devices use always the vlan and there isn’t a way to tell them not to use it.

After a restart of my server, the vlan was not working again because the server “forgot” the vlan configuration because it was not permanent. Then I discovered that on SuSE you have a very simple way to create and make permanent a vlan configuration. For the explanation, type

man ifcfg-vlan

follow the instruction and you’re done. If you want, here follows the simple steps:

cd /etc/sysconfig/network/
vi ifcfg-vlan0

and put the following lines in that file:

STARTMODE=onboot
ETHERDEVICE=eth0
IPADDR=192.168.2.2/24

Save and than you can issue a ifup vlan0 command to bring up the interface and also an ifconfig if you want to see it working.

Note that the 0 (zero) in the file name is the ID of the vlan; in ETHERDEVICE put the name of the interface of the network where the vlan is (usually eth0); the IP address is not so important if you don’t have another IP network (i.e. the 192.168.2.x is not directly useful on my network) but it permits to the server to be seen on the vlan, either with its original IP or with the new one.

La fogna

Qualcuno (che non merita di essere nominato non per quello che ha detto ma per quello che è) ha detto recentemente che “Napoli è una fogna”, riferendosi alla situazione generale di quella città ed in particolare ai fatti accaduti negli ultimi giorni, cioè i soliti morti ammazzati che hanno fatto notizia e a poco altro diverso dal solito. Dunque, separando nettamente quello che è stato detto da chi l’ha detto, concordo pienamente con la frase: sì, Napoli è una fogna e negarlo sarebbe nascondersi ipocritamente dietro un dito.

Ma questo è banale e lo sapevamo già. Mi domando solo perché il tema sia tornaro alla ribalta così all’improvviso e fortemente quando la situazione là è quella da sempre, tra alti e bassi.

Quello che forse non è così banale è che anche Milano, per esempio, può essere considerata una fogna. Sì perché non dimentichiamoci che è il centro ideale e reale della finanza italiana, e quindi dell’economia italiana, e sappiamo bene cosa questo significhi: dalla Milano da bere anni ’80 a Mani pulite, ai vari scandali scandalini e scandalucci di cui abbiamo saputo e non abbiamo saputo, tanto per dire qualcosa che il sottoscritto ricorda bene (e non sono abbastanza vecchio per ricordare cose degli anni ’70). Non che le altre città stiano messe molto meglio, ma ai fini di questo breve scritto un esempio vale l’altro (vogliamo parlare di Palermo o di Torino? La musica non cambia.)

Ora vediamo che tra la città più ricca e quella meno ricca d’Italia esiste un trait d’union molto evidente anche al più feroce dei nordisti, e questo elemento accomunante è quell’indefinibile quid che contraddistingue gli Italiani dai Francesi, dai Tedeschi e da tutti gli altri popoli, quel non so che che ci rende unici nella nostra Storia, nell’arte, nella cucina, nel modo di vivere disorganizzato ma sempre in qualche modo vincente. Insomma, quello che unisce idealmente un Nord produttivo e un Sud che se la spassa è questo modo di essere italiani, di essere quelli che alla fine se la cavano sempre anche se sono semplici improvvisatori, furbacchioni o semplici incoscenti.

Negli ultimi mesi ho respirato ogni ora di ogni giorno questa atmosfera nel mio lavoro: abbiamo ottenuto risultati straordinari, ma sfido qualunque teorico del caos, della complessità, dell’organizzazione aziendale a capire come certe cose possano saltar fuori! In questi mesi ho vissuto l’italianità più pura, distillata, lavorando a più progetti contemporaneamente, di dimensioni diverse, in contesti diversi, e la solfa è stata sempre la medesima: un rifiuto categorico, evidente per chi lo sa vedere, del concetto di importanza dell’organizzazione.

Ora questo può sembrare poco in argomento con la trista storia d’Italia, ma in realtà credo ne sia una delle componenti fondamentali. Infatti, osservando la realtà di tutti i giorni, parlando con colleghi e amici, la musica è sempre quella: realtà in cui non si capisce chi fa cosa e come, errori su errori, pezze su pezze. Può darsi che io sia una persona sfortunata che conosce solo persone sfortunate, ma non credo. Quindi per induzione, suppongo che questo modus operandi possa essere esteso a tutta Italia, a tutti gli Italiani, le singole persone che ogni giorno subiscono il caos e contribuiscono a crearlo e sostenerlo, ogni giorno, ogni minuto. Infatti guardo per esempio all’attuale governo (e non voglio parlare del precedente, per carità): una tipica accozzaglia all’italiana, dove il coro non esiste e ognuno dice la sua, anzi la urla, sgomitando in continuazione per avere il proprio attimo di attenzione sul palcoscenico, ma che dico, sulla sgangerata pedana della politica italiana. Questi politici sono il nostro esempio, queste persone siamo noi, ed è inutile che ce ne lamentiamo, non solo perché là li abbiamo mandati noi (ma l’altro schieramento è uguale da questo punto di vista) ma perché non esiste politico diverso da questi, perché sono noi, e noi siamo tutti Italiani, siamo tutti dei grandissimi arrabattoni individualisti.

E la cosa più triste è che pare che nessuno faccia niente per cambiare le cose, ma questo è un discorso che richiederebbe troppo tempo per essere dipanato ed inteso.

In questi mesi non ho neanche avuto la forza di scrivere due righe in questo mio, ma ho certamente accumulato un’esperienza incredibile in fatto di organizzazione, almeno nel lavoro. Questo non vuol dire che io abbia imparato cosa fare per organizzare, ma sicuramente ho vissuto in prima persona la mancanza di organizzazione e forse ora so di più su cosa non fare.

I furbi

Ricordo al nuovo Presidente del Consiglio Romano Prodi, ai suoi ministri e alle parti politiche che lo sostengono (e di cui sono elettore) che la definizione di “furbo” non individua univocamente solo chi “evade le tasse” ma anche chi approfitta di queste tasse nelle maniere più varie e a chi permette che questo avvenga: dal lavoro come dipendente pubblico in perenne assenza o da perfetto ed inutile burocrate alla tangente alla pura e semplice rapina legalizzata attraverso, per esempio, finanziamenti pubblici richiesti per qualcosa di legittimo che invece non esiste e non esisterà mai.

Che cosa intende, quindi, Romano Prodi e la sinistra quando parla di “lotta dura all’evasione fiscale”?

E, soprattutto, perché non si sente mai parlare con altrettanta veemenza di lotta allo spreco nella spesa pubblica? E forse un argomento tabù? Sarà perché sono loro, ossia il governo e chi lo sostiene, che dovrebbero provvedere ad evitare lo spreco così come provvederà, almeno sulla carta, a ridurre drasticamente l’evasione fiscale?

Il concetto è molto semplice: i soldi che lo Stato ha a disposizione in un dato momento equivalgono alla differenza tra le entrate (tasse) e le uscite (spese), e dunque questa differenza è tanto maggiore quanto sono maggiori le entrate e minori le uscite.

Ho paura che questo concetto sia talmente semplice che qui in Italia tendiamo a dimenticarci il secondo termine della semplice operazione aritmetica di differenza, una delle prime cose che si imparano alle scuole elementari.

Rigore!

Negli ultimi giorni ho avuto la fortuna di assistere ad uno spettacolo surreale insieme a tutti gli altri miei concittadini: la farsa della politica italiana, dove arrabbiatissimi politicanti bisticciano e schiamazzano senza permettere al povero cittadino di capire nulla.

Proprio quando ci liberiamo di una destra che non è una parte politica ma perlopiù un covo di delinquenti, ecco che spunta fuori il caso “Piedi puliti”, com’è stato ribattezzato il problemino che ha creato Moggi con i suoi compagni di merende al calcio italiano.

Ma la cosa più triste è che, sinceramente, non sono sorpreso: come dire, “me l’aspettavo”, in un Paese dove sicuramente qualunque sostantivo avrà prima o poi posto di fianco all’aggettivo “pulito”, c’era da aspettarsi che il giocattolo preferito dagli italiani fosse truccato.

Un Paese marcio a tutti i livelli, ovunque si metta la mano la superficie apparentemente liscia cede e si finisce nel marcio, vi si affonda e si rischia di non trovare null’altro che marcio, essendo costretti infine a gettare via il frutto perché immangiabile, inutile anzi dannoso per la salute: peccato che questo “frutto marcio” siamo noi tutti italiani, persone reali in carne ed ossa e non metaforiche, persone che a tutti gli effetti creano il “marcio”, con la nostra immoralità e il nostro lassismo.

Chi da la colpa di tutto alla sola politica non ha capito un bel niente di come funzionano le cose: ognuno di noi è responsabile o perché agisce in maniera immorale o permette, anche al politico, di agire in tal maniera. Ma potrei mai pretendere che un lassista capisca o accetti questo? No, certo.
E’ triste vivere in un Paese che ti fa vergognare di esserci nato, e questa è l’ennesima volta, non certo la prima e non certo l’ultima.

Telecom Italia: telefonate non fatturate in precedenza

Chi è incappato nelle bollette Telecom con la dicitura suddetta capirà subito; per gli altri, spiego brevemente: a causa di questa fatturazione “postuma”, riceverete bollette più alte del solito, anche più del doppio o del triplo.

A qualcuno è capitato? E se sì, avete riscontrato assurdità come decine di telefonate in un solo giorno, oppure numerosissime telefonate molto brevi?

Inoltre come è possibile che queste telefonate, ammettendo che siano state effettuate realmente, non vengano fatturate nel mese di competenza visti gli incredibili (!) sistemi informatici di Telecom Italia? Oppure queste telefonate non sono mai state effettuate se non nell’immaginario di questi sistemi informatici o di chi li programma, o di chi comanda questi ultimi? In effetti Telecom Italia ha un gran bisogno di soldi…

E come spesso accade, chiamare Telecom Italia è inutile: le risposte sono banali (vedi dialers) oppure completamente fuori tiro.

EDIT 08.07.2008: Ho notato che qualcuno è arrivato dai motori di ricerca proprio cercando notizie in merito a questa odiosa questione, perchè quindi non lasciare un commento in cui si spiega brevemente la propria esperienza, magari citando cose dette da impiegati Telecom Italia o da associazioni di consumatori?

The future of Venkman, the Mozilla Javascript Debugger

In a previous post, I asked a question about the future of Venkman.

There seem to be no official response yet, so I did a simple search: I’ve gone on Mozilla Module Owners page and searched for Venkman owner info. There are related maintainer, peers, newsgroups and pages.

So I looked for newsgroups: if you go on the official newsgroup, you’ll find that it is officially closed and you have to go on the new one. Here you find a message from Aleks Totic on 2006/2/14 that says that he has a patch to solves some known bugs of version .85 and bumps the version number to .87. Here you find also a link to the related bug in bugzilla (and a link to his xpi). Besides that, you can find two versions numbered .86, one by James Ross on official Mozilla Addons site and the one already known to all us by Joe.

The most interesting news are from the bug comments, where there is clearly stated that

Venkman has been effectively unowned for months (and still is in many respects)”.

So we have a sort of an official answer to my question, but Aleks did a good work (it’s sad that he gave up at some point), James Ross and other people peered for the module, so seems that Venkman is not dead.

I’m writing an email to all people involved (to my knowledge) with Venkman also at Mozilla Foundation to ask if they know what is going with Venkman.

Stay tuned, more on this when I get a reply.