Una Startup in Italia

Siamo una startup, siamo in Italia, siamo pronti a dare valore, ma la strada da seguire non è chiara e indefinitamente lunga… Una proposta concreta: non solo soldi, ma il mentoring da parte di imprenditori di lungo corso.

E’ circa un anno che lavoro alla creazione della mia startup. Non è la prima volta che provo a realizzare un progetto in proprio o con amici, ma mai prima d’ora avevo impostato la questione con così forte accento business: fino ad ora i miei progetti sono stati più simili alle follie notturne di noi programmatori di computer, che crediamo di poter conquistare il nostro posto nel mondo nottetempo con la sola forza delle righe di codice. La dura realtà è, invece, che le necessità di tutti i giorni rendono quasi impossibile la realizzazione di un progetto senza fondi propri o di terzi.

Continue reading

La demistificazione della cloud

Qualcosa di strano e inaspettato è successo di recente: la grande cloud Amazon ha avuto un grosso problema. Tutti ne parlano, e tutti stanno trasmettendo questo grande senso di sorpresa.

Fermiamoci un attimo e chiediamoci: come mai è così strano e inaspettato che AWS abbia avuto un problema? La cloud è una creazione umana, quindi ha avuto un problema, come c’era da aspettarsi, e avrà altri problemi in futuro. In ogni caso, sono sicuro che abbia avuto altri problemi in passato, ma questi non sono stati così grandi da essere notati come quest’ultimo grande evento.
Continue reading

Ebooks in Italia (?)

Partecipare a una fiera come espositore è sempre una cosa spossante ma divertente, partecipare al Salone del libro di Torino può anche essere molto utile. Dico “anche” perché in realtà il Salone da sempre suscita in me sentimenti contrastanti, ma quest’anno mi ha toccato particolarmente perché è finalmente partita (in pratica, basta chiacchiere) la rivoluzione del libro digitale anche in Italia. Chi mi conosce sa che sono anni che mi interesso alla questione, personalmente ho acquistato più ebook che carta stampata ultimamente, oltre a una decina di ebook readers diversi, tutti perlopiù difettosi sotto molti aspetti (tranne il mitico Cybook e, forse, anche il nuovissimo Boox della Onyx, vediamo cosa combina la Samsung).

Se a qualcuno non fosse ancora chiaro, premetto che un ebook è semplicemente qualcosa che esiste da decine di anni: un file di testo, un PDF, un file HTML, sono tutti ebook, volendo. Continue reading

iPhone: lo scandalo italiano

Proprio oggi, nel giorno annunciato della commercializzazione dell’Apple iPhone 3G, lo “spirito competitivo” italiano ha colpito ancora: pare che Vodafone e TIM si siano “accordate” per mantenere i prezzi dell’iPhone ridicolmente alti; per fortuna qualcuno se n’è accorto ed la cosa è stata segnalata all’antitrust, che ora verificherà eventuali violazioni della legge: TLC. I-phone, Antitrust apre pre-istruttoria su Tim e Vodafone dopo esposto presentato dal Movimento Difesa del Cittadino (MDC).

Molte persone stanno protestando (come si può vedere cercando sui motori di ricerca), ed in particolare il sito melamorsicata​.it ha lanciato la petizione online iPhoneAffossato, che dovrebbe aiutare a diffondere maggiormente l’informazione tra il pubblico.

Nonostante il costo troppo elevato rispetto agli altri Paesi, l’iPhone sta vendendo bene (almeno a giudicare dai numeri dello shop Vodafone, sempre che siano veri…) e probabilmente il boicottaggio, suggerito da più parti, non avrà l’efficacia necessaria per far tornare le due aziende sui loro passi: speriamo nell’offerta di Tre?

La fogna

Qualcuno (che non merita di essere nominato non per quello che ha detto ma per quello che è) ha detto recentemente che “Napoli è una fogna”, riferendosi alla situazione generale di quella città ed in particolare ai fatti accaduti negli ultimi giorni, cioè i soliti morti ammazzati che hanno fatto notizia e a poco altro diverso dal solito. Dunque, separando nettamente quello che è stato detto da chi l’ha detto, concordo pienamente con la frase: sì, Napoli è una fogna e negarlo sarebbe nascondersi ipocritamente dietro un dito.

Ma questo è banale e lo sapevamo già. Mi domando solo perché il tema sia tornaro alla ribalta così all’improvviso e fortemente quando la situazione là è quella da sempre, tra alti e bassi.

Quello che forse non è così banale è che anche Milano, per esempio, può essere considerata una fogna. Sì perché non dimentichiamoci che è il centro ideale e reale della finanza italiana, e quindi dell’economia italiana, e sappiamo bene cosa questo significhi: dalla Milano da bere anni ’80 a Mani pulite, ai vari scandali scandalini e scandalucci di cui abbiamo saputo e non abbiamo saputo, tanto per dire qualcosa che il sottoscritto ricorda bene (e non sono abbastanza vecchio per ricordare cose degli anni ’70). Non che le altre città stiano messe molto meglio, ma ai fini di questo breve scritto un esempio vale l’altro (vogliamo parlare di Palermo o di Torino? La musica non cambia.)

Ora vediamo che tra la città più ricca e quella meno ricca d’Italia esiste un trait d’union molto evidente anche al più feroce dei nordisti, e questo elemento accomunante è quell’indefinibile quid che contraddistingue gli Italiani dai Francesi, dai Tedeschi e da tutti gli altri popoli, quel non so che che ci rende unici nella nostra Storia, nell’arte, nella cucina, nel modo di vivere disorganizzato ma sempre in qualche modo vincente. Insomma, quello che unisce idealmente un Nord produttivo e un Sud che se la spassa è questo modo di essere italiani, di essere quelli che alla fine se la cavano sempre anche se sono semplici improvvisatori, furbacchioni o semplici incoscenti.

Negli ultimi mesi ho respirato ogni ora di ogni giorno questa atmosfera nel mio lavoro: abbiamo ottenuto risultati straordinari, ma sfido qualunque teorico del caos, della complessità, dell’organizzazione aziendale a capire come certe cose possano saltar fuori! In questi mesi ho vissuto l’italianità più pura, distillata, lavorando a più progetti contemporaneamente, di dimensioni diverse, in contesti diversi, e la solfa è stata sempre la medesima: un rifiuto categorico, evidente per chi lo sa vedere, del concetto di importanza dell’organizzazione.

Ora questo può sembrare poco in argomento con la trista storia d’Italia, ma in realtà credo ne sia una delle componenti fondamentali. Infatti, osservando la realtà di tutti i giorni, parlando con colleghi e amici, la musica è sempre quella: realtà in cui non si capisce chi fa cosa e come, errori su errori, pezze su pezze. Può darsi che io sia una persona sfortunata che conosce solo persone sfortunate, ma non credo. Quindi per induzione, suppongo che questo modus operandi possa essere esteso a tutta Italia, a tutti gli Italiani, le singole persone che ogni giorno subiscono il caos e contribuiscono a crearlo e sostenerlo, ogni giorno, ogni minuto. Infatti guardo per esempio all’attuale governo (e non voglio parlare del precedente, per carità): una tipica accozzaglia all’italiana, dove il coro non esiste e ognuno dice la sua, anzi la urla, sgomitando in continuazione per avere il proprio attimo di attenzione sul palcoscenico, ma che dico, sulla sgangerata pedana della politica italiana. Questi politici sono il nostro esempio, queste persone siamo noi, ed è inutile che ce ne lamentiamo, non solo perché là li abbiamo mandati noi (ma l’altro schieramento è uguale da questo punto di vista) ma perché non esiste politico diverso da questi, perché sono noi, e noi siamo tutti Italiani, siamo tutti dei grandissimi arrabattoni individualisti.

E la cosa più triste è che pare che nessuno faccia niente per cambiare le cose, ma questo è un discorso che richiederebbe troppo tempo per essere dipanato ed inteso.

In questi mesi non ho neanche avuto la forza di scrivere due righe in questo mio, ma ho certamente accumulato un’esperienza incredibile in fatto di organizzazione, almeno nel lavoro. Questo non vuol dire che io abbia imparato cosa fare per organizzare, ma sicuramente ho vissuto in prima persona la mancanza di organizzazione e forse ora so di più su cosa non fare.

I furbi

Ricordo al nuovo Presidente del Consiglio Romano Prodi, ai suoi ministri e alle parti politiche che lo sostengono (e di cui sono elettore) che la definizione di “furbo” non individua univocamente solo chi “evade le tasse” ma anche chi approfitta di queste tasse nelle maniere più varie e a chi permette che questo avvenga: dal lavoro come dipendente pubblico in perenne assenza o da perfetto ed inutile burocrate alla tangente alla pura e semplice rapina legalizzata attraverso, per esempio, finanziamenti pubblici richiesti per qualcosa di legittimo che invece non esiste e non esisterà mai.

Che cosa intende, quindi, Romano Prodi e la sinistra quando parla di “lotta dura all’evasione fiscale”?

E, soprattutto, perché non si sente mai parlare con altrettanta veemenza di lotta allo spreco nella spesa pubblica? E forse un argomento tabù? Sarà perché sono loro, ossia il governo e chi lo sostiene, che dovrebbero provvedere ad evitare lo spreco così come provvederà, almeno sulla carta, a ridurre drasticamente l’evasione fiscale?

Il concetto è molto semplice: i soldi che lo Stato ha a disposizione in un dato momento equivalgono alla differenza tra le entrate (tasse) e le uscite (spese), e dunque questa differenza è tanto maggiore quanto sono maggiori le entrate e minori le uscite.

Ho paura che questo concetto sia talmente semplice che qui in Italia tendiamo a dimenticarci il secondo termine della semplice operazione aritmetica di differenza, una delle prime cose che si imparano alle scuole elementari.

Rigore!

Negli ultimi giorni ho avuto la fortuna di assistere ad uno spettacolo surreale insieme a tutti gli altri miei concittadini: la farsa della politica italiana, dove arrabbiatissimi politicanti bisticciano e schiamazzano senza permettere al povero cittadino di capire nulla.

Proprio quando ci liberiamo di una destra che non è una parte politica ma perlopiù un covo di delinquenti, ecco che spunta fuori il caso “Piedi puliti”, com’è stato ribattezzato il problemino che ha creato Moggi con i suoi compagni di merende al calcio italiano.

Ma la cosa più triste è che, sinceramente, non sono sorpreso: come dire, “me l’aspettavo”, in un Paese dove sicuramente qualunque sostantivo avrà prima o poi posto di fianco all’aggettivo “pulito”, c’era da aspettarsi che il giocattolo preferito dagli italiani fosse truccato.

Un Paese marcio a tutti i livelli, ovunque si metta la mano la superficie apparentemente liscia cede e si finisce nel marcio, vi si affonda e si rischia di non trovare null’altro che marcio, essendo costretti infine a gettare via il frutto perché immangiabile, inutile anzi dannoso per la salute: peccato che questo “frutto marcio” siamo noi tutti italiani, persone reali in carne ed ossa e non metaforiche, persone che a tutti gli effetti creano il “marcio”, con la nostra immoralità e il nostro lassismo.

Chi da la colpa di tutto alla sola politica non ha capito un bel niente di come funzionano le cose: ognuno di noi è responsabile o perché agisce in maniera immorale o permette, anche al politico, di agire in tal maniera. Ma potrei mai pretendere che un lassista capisca o accetti questo? No, certo.
E’ triste vivere in un Paese che ti fa vergognare di esserci nato, e questa è l’ennesima volta, non certo la prima e non certo l’ultima.