La demistificazione della cloud

Qualcosa di strano e inaspettato è successo di recente: la grande cloud Amazon ha avuto un grosso problema. Tutti ne parlano, e tutti stanno trasmettendo questo grande senso di sorpresa.

Fermiamoci un attimo e chiediamoci: come mai è così strano e inaspettato che AWS abbia avuto un problema? La cloud è una creazione umana, quindi ha avuto un problema, come c’era da aspettarsi, e avrà altri problemi in futuro. In ogni caso, sono sicuro che abbia avuto altri problemi in passato, ma questi non sono stati così grandi da essere notati come quest’ultimo grande evento.

Personalmente ho avuto a che fare con almeno un caso di failure di AWS: era legato a una VM che ha funzionato bene per mesi, ma nel mio caso la grande differenza è stata che l’AWS mi aveva avvertito in anticipo (settimane prima), dicendo che a una certa data la VM sarebbe stata distrutto (lo storage era volatile) perché l’hardware che stava alla base stava avendo qualche problema non meglio specificato.

Se qualcuno ha pensato che non sarebbe mai potuto succedere, dovrebbe riflettere su quanto lo hype (e il FUD) attorno alla cloud influenzi il suo giudizio, e anche sul fatto che alcuni concorrenti potrebbero essere eventualmente interessati a enfatizzare ogni suo problema. In secondo luogo, è responsabilità dell’application architect conoscere l’infrastruttura su cui l’applicazione girerà e prendere le adeguate misure contro eventuali problemi (proprio per questo esiste, per esempio, l’AWS Architecture Center): se l’infrastruttura scelta non è adatta o le sue componenti interne non sono sufficientemente documentate (come alcune parti interne di AWS), sta all’architetto e alla sua azienda assumersi il rischio e pagare le conseguenze dei possibili problemi (è cioè colpa delle aziende che hanno scelto AWS senza un adeguato investimento e le conoscenze relative alla sua availability). Per completezza, leggi qui se non sei convinto.

Ultimo, ma non per questo meno importante, la reazione di Amazon (e delle altre società coinvolte) è un esempio di come una società possa reagire positivamente (al di là delle scuse) anche di fronte ai peggiori eventi: una descrizione dettagliata del problema, le soluzioni, e il loro tempismo e le conseguenze, e, ancora più importante, le decisioni e le azioni intraprese per evitare un altro fatto simile. Sono sicuro anche del fatto che Amazon non abbia fatto tutto alla perfezione, possono commettere errori come tutti, ma mi piace così tanto la loro organizzazione e il modo in cui riescono a descrivere le loro architetture, cos’è successo e come hanno agito: ruoli e azioni di verifica sono ben definiti e ben compresi, in modo che loro possano decidere e agire molto velocemente.

Infine, vorrei sottolineare che io non sto scrivendo per difendere una società come Amazon (sono sicuro che non hanno bisogno del mio aiuto), ma per focalizzare l’attenzione dei miei colleghi sul fatto che il cloud computing è qui per restarci, non è perfetto esattamente come altre soluzioni hosting (in un qualche modo ora sembra più tangibile), ma deve essere seriamente considerata come la migliore risposta ad almeno alcune domande in IT e architettura delle applicazioni.

Aggiornamento: dopo poco più di una settimana dalla pubblicazione di questo post in Inglese, InfoQ ha pubblicato l’interessante articolo Cloud Computing Is Here to Stay. A parte la corrispondenza parola per parola tra il titolo dell’articolo e la conclusione del mio post, aggiungo un riferimento ad esso perché fornisce dati oggettivi sulle opinioni reali e l’uso della cloud da parte delle aziende, dati che mancano nel mio post e che possono invece aiutare a capire meglio che “[…] il cloud computing non è più una tecnologia possibile ma una attuale […]”.

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