Ebooks in Italia (?)

Partecipare a una fiera come espositore è sempre una cosa spossante ma divertente, partecipare al Salone del libro di Torino può anche essere molto utile. Dico “anche” perché in realtà il Salone da sempre suscita in me sentimenti contrastanti, ma quest’anno mi ha toccato particolarmente perché è finalmente partita (in pratica, basta chiacchiere) la rivoluzione del libro digitale anche in Italia. Chi mi conosce sa che sono anni che mi interesso alla questione, personalmente ho acquistato più ebook che carta stampata ultimamente, oltre a una decina di ebook readers diversi, tutti perlopiù difettosi sotto molti aspetti (tranne il mitico Cybook e, forse, anche il nuovissimo Boox della Onyx, vediamo cosa combina la Samsung).

Se a qualcuno non fosse ancora chiaro, premetto che un ebook è semplicemente qualcosa che esiste da decine di anni: un file di testo, un PDF, un file HTML, sono tutti ebook, volendo. Nessuna novità vera. Il punto è che, però, ultimamente è successo qualcosa di rivoluzionario: qualcuno (e-Ink, Philips, veri geni, sempre loro!) ha inventato un nuovo supporto per questi contenuti. Dunque il formato digitale è un dettaglio, la vera rivoluzione è il supporto: cioè non è il digitale, ma un oggetto fisico che permette di accedere a contenuti che tradizionalmente stavano sulla vecchia cara carta quasi come se fosse carta (tranne che per il suo “profumo”… ma smettiamola!) In pratica, siamo già tutti bravi a fare ebook (non è vero, lo dico per semplificare), il problema è che fino ad oggi mancava la tecnologia “abilitante” (non penso che qualcuno possa pensare seriamente di leggere un romanzo di 300 pagine su un display LCD di qualunque dimensione, con buona pace di Steve Jobs e di tutti i fan[atici] di Apple).

Siamo quindi arrivati al dunque: gli ebook li sappiamo fare da sempre, ora abbiamo i supporti per leggerli comodamente, i reader, manca ciò che li unisce e che in pratica fin’ora è stato l’ostacolo principale (a parte i prezzi elevati) alla vendita di ebook readers. Il meccanismo tradizionale del libro di carta prevede che ci sia il “distributore” che porta (con grande fatica e costi) i libri freschi di legatura presso uno dei luoghi che tutti noi più amiamo: la libreria (o l’edicola, chissà perché nessuno si ricorda mai di citare questo luogo in cui tutti abbiamo provato vera gioia) dove i lettori possono finalmente caricarsi dell’amata carta.

E qui viene la vera novità di questo Salone, ossia la distribuzione digitale del libro; partendo da informazioni di prima mano e da qualche post (tipo questo) o articolo di giornale, posso azzardare una piccola carta geografica della distribuzione presente e futura in Italia:

  • la “piattaforma” (che parola) Stealth di Simplicissimus, che conosco abbastanza bene perché è da loro che ho comprato il mio primo ebook reader (un mitico iLiad 2nd edition, praticamente il Commodore 64 dei readers, peccato che la iRex stia lì in bilico proprio come la Commodore) e aver seguito, anche se un po’ a distanza, l’evoluzione dell’azienda e della piattaforma stessa
  • Mondadori qualche mese fa ha chiuso il vecchio e, almeno per me, totalmente sconosciuto ebook shop (in formato LIT di Microsoft? Ma dai!) e promette di arrivare presto (ovviamente con le sue sole forze) con una enorme massa “culturale”
  • Edigita, novità assoluta almeno per me (ad oggi ha anche una web home page piuttosto scarna)
  • Book Republic si dichiara terzo polo (dopo Mondadori e Edigita, perché escludere Stealth? Già bisticciato?)
  • Altri vari ed eventuali (come ebooksitalia dell’ineffabile Luciano Simonelli) che però sono più librerie online che “piattaforme” (ma che parola) di distribuzione

In pratica, nei prossimi anni, vedremo scontrarsi due colossi (Mondadori e Edigita) e, le briciole che avanzeranno (con tutto il rispetto), andranno agli altri: insomma verranno sostanzialmente mantenuti gli equilibri attuali (forse per questo Stealth si espande all’estero). Da tenere in conto poi alcuni altri piccoli problemi (DRM, formati) che però verranno sicuramente risolti elegantemente (cioè tutti gli editori con DRM e monopolio Adobe, ePub unica scelta sensata per il formato).

Ma lo stato attuale (per le “piattaforme” aperte) si può vedere qui su IBS (presto anche BOL?): al 18 Maggio 2010 possiamo scegliere tra 382 ebook, e arrivano tutti da Stealth. Non molti? E’ solo l’inizio: tra qualche mese avremo la bellezza di centinaia di migliaia di titoli in arrivo da tutte queste “piattaforme” (…). In pratica è Stealth che ora è avvantaggiata, e apparentemente di molti mesi (vantaggio che potrebbe contare qualcosa alla fine, anche se non ne sono certo visto il conservatorismo dell’economia e dell’animo italiano).

Per la vendita effettiva rivolgersi ai soliti noti (IBS, BOL, e chissà magari altri). In tutto questo discorso sto volutamente ignorando i colossi dell’editoria digitale mondiale (i veri colossi) cioè Amazon (pare che Stealth sia già collegata, giustamente se non puoi combatterlo fattelo amico), Sony e presto anche Apple (certo con tutti i limiti del display, ma una rivista su iPad come la vedete?).

E le librerie tradizionali? Continueranno a esistere, almeno quelle che danno un vero valore aggiunto e non sono solo magazzini di libri che qualunque commerciante potrebbe gestire. E i piccoli editori? Hanno già perso il treno, fossero partiti un paio di anni fa… (si ma poi la distribuzione?).

4 thoughts on “Ebooks in Italia (?)

  1. La domanda nasce spontanea: è una questione di “conflitto di interessi” non essere riusciti fino ad ora a concepire uno strumento per la fruizione di più cose nello stesso tempo? Mi spiego: non sarà mai possibile avere un e-book/pc su cui poter lavorare e nello stesso tempo godersi la lettura di un buon libro ??? Mi domando: saremo costretti ad avere un pc e un e-book per scegliere di risparmiare carta??? Dove sta il risparmio e chi riuscirà a permetterselo ??? Non si era parlato inoltre dell’ introduzione dell’ e-book nelle scuole ??? Profumano le foreste, la carta no.

  2. Personalmente non credo nell’idea di dispositivo universale, semplicemente perché non sarebbe pratico. Nel caso specifico degli ebook reader, vedo alcuni aspetti che corrispondono ad altrettante ragioni per cui questo dispositivo non esiste ora (e forse non esisterà mai):

    1. tecnologico: un ebook reader propriamente detto è un dispositivo che ha uno schermo appositamente studiato per la lettura, detto e-Ink, basato su una tecnologia completamente diversa da quello dei normali schermi di computer cui siamo abituati (LCD)
    2. cognitivo: la lettura è, per definizione, un’attività che richiede concentrazione e che non può essere portata avanti insieme ad altre attività che richiedano attenzione (le continue interruzioni dovute a segnalazioni di arrivo di mail o ai programmi di chat sono ormai un danno accertato alla produttività delle persone)
    3. pratico: la rottura di un dispositivo che raggruppa tante funzionalità procura un danno proporzionale al numero di attività che il dispositivo ci permette di espletare, danno economico ma anche danno in termini di tempo perso e di attesa
    4. di opportunità: per fare un esempio forse un po’ azzardato ma che rende bene l’idea, chi si sognerebbe di produrre, o addirittura di comprare, una lavatrice-frigorifero-cucina? Un mio amico, che ha lavorato presso una grande azienda italiana di elettrodomestici, mi assicura che questa è un’idea assurda, al massimo sono arrivati alla cucina-lavastoviglie o alla lavatrice asciugatrice…

    Ci sarebbero anche altre considerazioni in merito, ma credo che questi punti siano sufficienti a far capire il punto di vista contrario al dispositivo universale. C’è anche da dire che, in altri casi, questo invece risulta molto utile: con il mio smartphone [Android] riesco a portare avanti comodamente alcune attività (lettura email, chat, ricerca, accesso web) anche quando non ho un computer sottomano, e questo mi facilita la vita.

    Il discorso “ebook a scuola” è molto legato alla burocrazia italiota (governo e ministeri in primis), ma anche alla mentalità italiota: consideriamo il fatto che solo adesso, con alcuni anni di ritardo rispetto all’estero e sotto la pressione della concorrenza, gli editori italiani si sono decisi a entrare nel mercato dell’ebook (e dobbiamo ancora vedere i risultati); l’ovvia conseguenza è che non si possono introdurre gli ebook a scuola se non sono gli editori a deciderlo.

    Per quanto riguarda infine il discorso ecologico, anche se non sono qualificato in materia, ritengo di poter osservare semplicemente che anche la produzione del solo dispositivo universale ha il suo impatto ambientare (più o meno grande dell’equivalente quantità di carta che andrà a soppiantare) e che produrre uno o due dispositivi credo non cambi di molto il discorso.

  3. Ho letto con attenzione la risposta al mio commento. Affermare “non esiste ora e forse non esisterà mai”, a mio avviso, è comunque un tantino azzardato in quanto un “ibrido” alla fine già c’è: http://www.entourageedge.com/entourage-edge.html. Ecologicamente preparata non lo sono invece tecnologicamente e quindi non so assolutamente, poiché non è il campo in cui opero, se trattasi di un geniale prototipo o di un ulteriore spreco di plastica: insomma né un buon notebook né un utile e-book. “ Mai” è comunque un avverbio che andrebbe usato davvero con cautela poichè usandolo, spesso, ci si compromette rendendo definitiva un’ affermazione che altrimenti potrebbe essere rivista e riconsiderata. Magari non incontrerà sul mercato il successo sperato ma l’ idea a qualcuno è venuta ed ha osato metterla in pratica valutando, a quanto pare, anche l’ aspetto ecosostenibile, ultimamente sfruttato da molti, anche soltanto per farsi pubblicità. Per quanto riguarda l’ attenzione nello svolgere più attività contemporaneamente e quindi l’ obbligo di possedere un “dispositivo” per ciascuna di queste, bè, alla fine il corpo umano è dotato di un solo “dispositivo” che, se usato al meglio, riesce davvero a produrre risultati sorprendenti , penso ci si debba affidare a lui per stabilire la priorità da dare a ciascuna delle attività in corso, prediligendone, per piacere o necessità, una anziché un’ altra. Scolasticamente parlando, ma non solo, ho fiducia negli editori che prestano e presteranno attenzione alle alternative proposte ultimamente per la salvaguardia dell’ ambiente e questo non significa passare drasticamente dalla carta stampata all’ e-book ma, quantomeno, ascoltare chi, competente in materia, studia per evitare inutili sprechi di carta e, ancor prima, alberi. Hanno una grossa responsabilità che potrebbero sfruttare al meglio anche per farsi ulteriormente pubblicità in un momento in cui l’ ambiente, ahimè anche per i recenti fatti di cronaca, va tragicamente di moda. Grazie per l’ attenzione.

  4. Mi permetto d’inserirmi in questa interessante discussione nelle vesti di editore. Io sono un piccolo editore, lavoro nel settore dell’artigianato artistico, per cui i miei libri e la mia rivista devono essere stampati su carta per via delle numerose illustrazioni e del particolare utilizzo che se ne deve fare. Non manco tuttavia di porgere una particolare attenzione all’evoluzione tecnologica che ritengo debba essere presa sempre più in considerazione dagli editori, per numerosi motivi non legati soltanto all’ecologia. Penso alla praticità di portarsi numerosi libri in un supporto di piccole dimensioni e poco peso, di risparmiare sull’acquisto di libri tecnici o divulgativi dei quali magari non interessa avere anche l’ingombrante formato cartaceo, il recupero di spazio nelle propie case e molto altro. Non sono un’esperta in ecologia e neanche in tecnologia, cerco solo di capire in che direzione sta andando il mondo e cerco, per quanto possibile, di sfruttarne gli aspetti più positivi e d’inserirmi in un mercato in evoluzione. Non credo che non stampando più libri di carta si possa salvare il mondo dalla catastrofe ecologica. D’altronde gli alberi si possono sempre piantare nuovamente, per cui credo siano ben altri i problemi che il mondo debba affrontare. Per esempio penso che i materiali con i quali tutti questi dispositivi elettronici vengono costruiti non siano così ecologici, magari lo sono le loro batterie, alcuni componenti, ma la plastica che predomina in tutto, forse alla fine non li rende così ecocompatibili… ma non sono un’esperta, per cui mi fermo qui. Penso solo che se io voglio leggere un libro, di carta o in formato elettronico, mi doto di un supporto (libro di carta o ebook reader) che mi consenta di soddisfare questa mia specifica esigenza e non “spreco” soldi a comperarmi un qualcosa che fa molto di più, che non mi serve. Un po’ come i telefonini… a me interessa telefonare e mi trovo ad essere costretta all’acquisto di telefoni con inclusa ogni sorta di diavoleria che alla fine non userò mai e che utilizza magari una componentistica così complessa e poco ecologica che alla fine fa solo gli interessi della casa produttrice. Si sa però che la massa ama poter sfoggiare le cose più complesse per dimostrare gli uni agli altri di essere quello tecnologicamente più avanti, più aggiornato, più trendy, magari non sapendo neanche sfruttare l’1% di tutta quella tecnologia di cui si sono circondati, per cui le case produttrici abilmente sfruttano questa tendenza. Credo che quel “forse non esisterà mai” sia riferito proprio a questo problema: il “mai”, avverbio forte, usato a mio parere con coraggio, indica che è assurdo, tecnologicamente ed ecologicamente parlando, concentrare in un unico supporto funzioni di cui ne verrà usata solo una minima parte, mentre il “forse”, che non va trascurato in questa affermazione, indica con intelligenza la consapevolezza che il mercato, ecologia o non ecologia, va incontro alle mode e alle richieste di un pubblico che spesso antepone lo status alla praticità, per cui sicuramente, e lo vediamo dall’interessante esempio che lei cita, i produttori si daranno da fare per proporre strumenti sempre più complessi. Sarà poi il mercato a dare loro ragione o torto, ma non sarà di certo l’opinione del mercato a decretarne l’utilità effettiva, ma ci darà soltanto misura della moda del momento. Quello che non passerà di moda saranno i contenuti e, come editore, mi sento di affermare che ben venga ogni genere di tecnologia per la diffusione della cultura. Lascio poi ai veri esperti del settore tecnologico ed ecologico l’ultima parola sui mezzi più consoni per aiutarci nella nostra impresa.

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