Diavolo

Ho sempre adorato conoscere il significato di qualunque cosa mi sia trovato ad osservare, sia materiale che intellettuale, ed ho sempre avuto una grande passione nel cercare di capire il funzionamento dei meccanismi, di qualunque tipo essi fossero.

Uno di questi è la parola, piccolo elemento umano che racchiude in sé sia un’idea che un meccanismo, ed è essa stessa un’idea in quanto facente parte dello scibile umano. E’ come idea in sé, come meccanismo, anche se non ci si pensa forse mai, è piuttosto complesso ed affascinante.

Non voglio parlare di ciò che non conosco, ma la parola è il principale mezzo di trasporto dell’esperienza e della conoscenza, insieme all’esempio pratico. In questo ruolo, la parola assume un’importanza infinitamente grande per l’uomo, e questo è ovvio; un po’ meno ovvio è che, diciamo “con l’uso”, la parola si logora, o si ingigantisce, o si trasforma, portando lo stesso effetto su quello che originariamente significava, ed anzi in alcuni casi assumendosi la responsabilità  di portare nel mondo un nuovo significato, di creare qualcosa, quasi fosse un’entità autonoma in grado di generare altre entità dal nulla.

Tutto questo è significativamente rappresentato da un esempio semplice, da una parola: “diavolo“. Non mi si voglia, è un esempio qualunque. Bene, scorrendo una delle risorse più importanti nella vita di una persona, il mio dizionario etimologico (in questo caso il DELI di Zanichelli), scopro che deriva da (cito testualmente):

… Lat. crist. di?bolu (m), dal greco diábolos, letteralmente ‘calunniatore‘, dal v. diabállein, ‘gettare (bállein) attraverso (diá)’…

Osservo almeno due cose: primo, il povero diavolo inizialmente era solo un bugiardo maligno e linguacciuto; secondo, il verbo è molto interessante, perché “gettare attraverso” suggerisce l’idea di porre un ostacolo che impedisca a due elementi di riunirsi come, per esempio, frapporsi a due o più persone. E, in effetti, è quello che fa un calunniatore: divide la gente che lo ascolta.

Quindi, in effetti, dividere la gente è male, ma questo male è solo una parola, un’idea oppure è tutto ciò che è stato associato di “autonomo” ad essa, ossia “il diavolo”? O è stato un modo semplice, diciamo una scorciatoia, per cercare di trasmettere alle grandi masse popolari, oggettivamente ignoranti, che c’era qualcosa che non andava fatto? E queste, sentendo la parola e l’aura di male intorno ad essa, non hanno forse fatto altro che consolidare quest’aura intorno alla parola, producendo le immagini che ben conosciamo?

E, per concludere, un’ultima domanda: se sono veri i presupposti da cui sono partito, perché e in che senso è male dividere la gente?