I furbi

Ricordo al nuovo Presidente del Consiglio Romano Prodi, ai suoi ministri e alle parti politiche che lo sostengono (e di cui sono elettore) che la definizione di “furbo” non individua univocamente solo chi “evade le tasse” ma anche chi approfitta di queste tasse nelle maniere più varie e a chi permette che questo avvenga: dal lavoro come dipendente pubblico in perenne assenza o da perfetto ed inutile burocrate alla tangente alla pura e semplice rapina legalizzata attraverso, per esempio, finanziamenti pubblici richiesti per qualcosa di legittimo che invece non esiste e non esisterà mai.

Che cosa intende, quindi, Romano Prodi e la sinistra quando parla di “lotta dura all’evasione fiscale”?

E, soprattutto, perché non si sente mai parlare con altrettanta veemenza di lotta allo spreco nella spesa pubblica? E forse un argomento tabù? Sarà perché sono loro, ossia il governo e chi lo sostiene, che dovrebbero provvedere ad evitare lo spreco così come provvederà, almeno sulla carta, a ridurre drasticamente l’evasione fiscale?

Il concetto è molto semplice: i soldi che lo Stato ha a disposizione in un dato momento equivalgono alla differenza tra le entrate (tasse) e le uscite (spese), e dunque questa differenza è tanto maggiore quanto sono maggiori le entrate e minori le uscite.

Ho paura che questo concetto sia talmente semplice che qui in Italia tendiamo a dimenticarci il secondo termine della semplice operazione aritmetica di differenza, una delle prime cose che si imparano alle scuole elementari.