Una Startup in Italia

Siamo una startup, siamo in Italia, siamo pronti a dare valore, ma la strada da seguire non è chiara e indefinitamente lunga… Una proposta concreta: non solo soldi, ma il mentoring da parte di imprenditori di lungo corso.

E’ circa un anno che lavoro alla creazione della mia startup. Non è la prima volta che provo a realizzare un progetto in proprio o con amici, ma mai prima d’ora avevo impostato la questione con così forte accento business: fino ad ora i miei progetti sono stati più simili alle follie notturne di noi programmatori di computer, che crediamo di poter conquistare il nostro posto nel mondo nottetempo con la sola forza delle righe di codice. La dura realtà è, invece, che le necessità di tutti i giorni rendono quasi impossibile la realizzazione di un progetto senza fondi propri o di terzi.

Questa impostazione di tipo imprenditoriale è arrivata con l’esperienza dei tanti piccoli e grandi fallimenti che ho alle spalle, e da cui ho imparato che la questione tecnologica, almeno nell’ICT, è quasi l’ultimo problema, soprattutto oggi che, con l’aiuto di Internet, qualunque programmatore anche mediocre è in grado di fare grandi cose.

Con i miei soci abbiamo quindi deciso di intraprendere la via della ricerca di finanziamenti per costruire un’azienda intorno a un’idea, soprattutto capitali di ventura (VC), provenienti da qualunque fonte: angels, accelerators, hubs, e chi più ne ha più ne metta. Non è stato facile raggiungere un accordo neanche su questo: io, forte della mia esperienza e che da qualche anno mi tengo aggiornato sui trend relativi alla creazione di nuove imprese all’estero, puntavo alla ricerca di fondi e alla creazione di un’azienda finanziata da investitori professionisti, ma con i miei soci comunque propendevamo ora per il “cerchiamo i soldi e facciamo l’aziendona” e ora per il “facciamocelo in casa di notte e andiamo a bussare alle porte dei clienti“. In effetti, pendiamo ancora costantemente tra il “piano A” e il “piano B”, a seconda dei risultati delle nostre ricerche, giorno per giorno.

Il fatto è che, almeno nella nostra esperienza, non è chiaro a nessuno degli attori come debbano essere trattate le piccole aziende nascenti, soprattutto se innovative, e di contatti ne abbiamo avuti ormai molti, sia con piccoli investitori privati che con i (pochi) acceleratori che esistono in questo momento in Italia, sia con funzionari statali o para-statali.

Nonostante la situazione non chiarissima, ci siamo impegnati a capire come soddisfare la due diligence, e fondamentalmente i compiti li abbiamo fatti: abbiamo un business plan (redatto con tutti i crismi del caso da professionisti), abbiamo un sito (non ancora soddisfacente) e presentazioni varie, abbiamo sviluppato una mentalità per cui il cambiamento o il pivoting sono accettati e normali, e soprattutto abbiamo un prototipo; in altri termini, noi siamo (da mesi ormai) in grado di illustrare la nostra idea non solo a parole e non solo in termini economici, ma anche e soprattutto concretamente, ottenendo puntualmente l’effetto “WOW!” sia dai potenziali clienti (che capiscono bene di cosa si tratta) sia dai potenziali investitori che comunque si accorgono delle potenzialità dell’idea.

Insomma, l’idea buona c’è, il piano finanziario e realizzativo c’è, il team (almeno iniziale) c’è, ci sono pure i potenziali clienti che aspettano solo che abbiamo un prodotto (e non un prototipo) per poterlo comprare.

Cosa ci manca allora per venderci la casa e buttarci a testa bassa in questa avventura? Vi lascio immaginare la risposta, ma di seguito vi offro qualche spunto.

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2 pensieri su “Una Startup in Italia”

  1. ho letto con grande interesse l’articolo e mi sono fiondato sul sito… l’idea è assolutamente geniale… mi sono bastate poche immagini per capire la grandiosità dell’idea… trackare i ‘comportamenti’ … bisognerebbe traccare anche i movimenti del mouse… se ne trarrebbero tantissime informazioni… mi viene in mente che si potrebbero creare anche sistemi di tracking per le aree espositive e per i negozi.. immaginate di avere un sistema di web c che immagazzinano per un dato periodo i movimenti della gente… tramite statistiche e modellizzazioni, regressioni, si potrebbero trarre info utilissime sul ‘valore marketing’ dei diversi luoghi di un’area…

  2. Cosimo hai proprio centrato il tema!
    In questo momento stiamo lavorando a raffinare e vendere quello che abbiamo già sviluppato, ma stiamo lavorando in parallelo sulle nuove features (eye gaze tracking, application usability, ecc.) e abbiamo una coda di idee da verificare ed eventualmente implementare (coda in cui le tue idee ci stanno benissimo, sentiamoci per approfondire).

    Ti ringrazio per l’interessamento, è sempre piacevole avere controparti così open-minded (è così raro…).

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