Una Startup in Italia

Tempo fa, una persona (che fa parte dell’élite economica italiana in grado di finanziare manciate di startups come la mia) segnala un link a questo articolo del Corriere, articolo che mi ha fatto riflettere perché parla di innovazione e relative politiche governative: la mia ultima esperienza con i processi innovativi aziendali mi ha fatto comprendere che l’innovazione è il fondamento della competizione, che è il cuore dei meccanismi economici attuali, e grazie alla quale si attua un meccanismo darwiniano che dovrebbe far sopravvivere gli elementi economicamente migliori (cosa questo voglia dire dal punto di vista etico, sociale ed ecologico è tutt’altro paio di maniche).

Per questo capisco bene il significato di ciò che dice l’esponente del governo americano nell’articolo: in pratica, espone concetti che rappresentano l’ideale per chiunque stia tentando di innovare o abbia un certo spirito avventuroso. E condivido pienamente, dal mio punto di vista, le cose che dice, le cose che ci sono da fare per facilitare la creazione delle startups, e allora… facciamole anche in Italia queste cose!

Segnali molto favorevoli in questo senso sembrano arrivare da esponenti del governo attuale, come si legge in diversi articoli tra cui un paio sulle affermazioni di Martone e Passera, ma anche posto che riescano a fare qualcosa di concreto, le ricadute si avranno in pochi mesi per le cose più semplici (e tendenzialmente poco utili o palliative), mentre le cose che servono adesso arriveranno, se arriveranno, tra chissà quanti anni.

Non è solo sfiducia nei politici (anche se abbiamo tutte le ragioni per credere che si stiano solo riempiendo la bocca di innovation), è che il cambiamento richiede tempo, a volte molto tempo, e in un Paese culturalmente conservatore come l’Italia, i cambiamenti necessari perché l’innovazione possa finalmente diventare una parte fondamentale dell’economia sono enormi soprattutto dal punto di vista culturale: non siamo gente molto coraggiosa, soprattutto dagli anni ’80 in poi.

E capisco anche la persona di cui dicevo più sopra, che stimo al massimo grado anche per quanto è riuscito a costruire, quando ha subito messo le mani avanti al mio accenno a un’eventuale pitch, facendo riferimento a “brutte” esperienze passate: lo capisco perché, in un contesto del genere, in cui nessuno conosce bene l’argomento, in cui non ci sono riferimenti concettuali e concreti condivisi, è già solo complicato capirsi figuriamoci realizzare una enterprise.

Stiamo sempre ad aspettare governi e leggi, ma proviamo a tirarci su le maniche: noi, giovani e meno giovani, che rischiano del proprio, ci mettiamo le idee, l’impegno, il lavoro, a volte anche il futuro, ma dove sono gli investitori coraggiosi? Come si fa a trovarli? E soprattutto come ci si mette insieme? Chi detiene il potere economico ha un ruolo sociale e, soprattutto in tempi di crisi, è obbligato a intervenire non solo e non tanto per ragioni etiche, ma per una semplice ragione concreta: se non vuole ritrovarsi in mezzo a un deserto culturale ed economico, prigioniero nella propria cattedrale eretta a rappresentare il suo potere, deve darsi da fare e dare una mano a rimettere in moto gli ingranaggi dell’economia.

Nonostante il fatto che le richieste di una startup possono rasentare il ridicolo in quanto a parte economica per chi è abituato a maneggiare i milioni, propongo una semplicissima idea: ogni elemento di questa élite economica adotti una startup e ne diventi il mentore, il consigliere o advisor, il “papà”, perché non ci servono tanto i soldi (per carità non li rifiutiamo), ci servono soprattutto la vostra esperienza imprenditoriale, sia per validare tutti gli aspetti di un’idea un progetto un’azienda, sia per condurla al traguardo dell’autosufficienza e del valore aggiunto, prevedendo ed evitando gli errori più grossolani.

Al governo chiedo la stessa cosa, ma portata a livello istituzionale, legislativo, burocratico, addirittura culturale: basta con i finanziamenti a pioggia, e basta con i soldi come unico argomento, creiamo un contesto in cui i giovani (ma non solo) possano partire in fretta e nella direzione giusta a realizzare un’idea, o a capire subito che è un’idea sbagliata, per passare alla successiva.

I soldi servono eccome, ma se non sai gestirli, li perdi in un niente.


Update [20120918]: I lavori procedono tra le solite difficoltà, abbiamo (quasi) un prodotto e un sacco di contatti (ancora nessun finanziatore, per trovarne ci toccherà andare all’estero molto probabilmente), ma qualcosa sembra che stia per cambiare: Italia StartUp.

Update [20121209]: Sul fronte legislativo, tanto si è fatto ma, nel concreto, ancora nulla di veramente tangibile e comunque vincolato un po’ troppo strettamente. Noi abbiamo finalmente un “prodotto” da vendere, con grandi potenzialità e una lunga strada davanti: ce lo conferma una grande azienda del settore con cui concluderemo presto un accordo (la cui natura non è ancora stata decisa). Continuano le nostre presentazioni, che suscitano sempre sorpresa e interesse, e proprio la settimana scorsa un potenziale cliente ha condotto un test sul campo, presentando lo strumento e l’idea a una decina di loro clienti durante una conferenza.

Update [20130201]: Il progetto Aicon.me è diventato finalmente un’azienda finanziata, la Demologics Ltd!

Update [20140127]: L’evoluzione continua, ora siamo la Crowd Emotion Ltd !

 

2 pensieri su “Una Startup in Italia”

  1. ho letto con grande interesse l’articolo e mi sono fiondato sul sito… l’idea è assolutamente geniale… mi sono bastate poche immagini per capire la grandiosità dell’idea… trackare i ‘comportamenti’ … bisognerebbe traccare anche i movimenti del mouse… se ne trarrebbero tantissime informazioni… mi viene in mente che si potrebbero creare anche sistemi di tracking per le aree espositive e per i negozi.. immaginate di avere un sistema di web c che immagazzinano per un dato periodo i movimenti della gente… tramite statistiche e modellizzazioni, regressioni, si potrebbero trarre info utilissime sul ‘valore marketing’ dei diversi luoghi di un’area…

  2. Cosimo hai proprio centrato il tema!
    In questo momento stiamo lavorando a raffinare e vendere quello che abbiamo già sviluppato, ma stiamo lavorando in parallelo sulle nuove features (eye gaze tracking, application usability, ecc.) e abbiamo una coda di idee da verificare ed eventualmente implementare (coda in cui le tue idee ci stanno benissimo, sentiamoci per approfondire).

    Ti ringrazio per l’interessamento, è sempre piacevole avere controparti così open-minded (è così raro…).

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