Internet

Quando mi sono deciso ad usare il mio dominio (che avevo comprato da due anni e non avevo mai usato) la prima cosa che mi è venuta in mente è stata quella di installare un blogger (il programma che mi permette di scribacchiare e pubblicare queste note): come mai?
Non ci sono ancora arrivato, ma più interessante è la sensazione che ho provato, che nasceva dalla possibilità di comunicare al mondo intero ciò che penso: è fenomenale! Mai prima nella Storia un mezzo inventato dall’uomo ha offerto un simile potere (perchè di questo si tratta) al singolo individuo.
Ma la considerazione che immediatamente ha seguito questo pensiero evidente è stata: quanto durerà?
I poteri che ci controllano non riescono ancora a controllare Internet, perchè per loro è stato qualcosa di completamente imprevisto… e noi ci abbiamo guadagnato un po’ di quella libertà che nei millenni ci è stata negata e che anche oggi, come si dice, nel duemila, è appannaggio dei potenti e della loro corte fatta di giornalisti, registi, gerarchi religiosi, personaggi dello spettacolo e buffoni vari: la cricca di teste d’uovo e non che definisce cos’è “cultura” e “morale”, cos’è giusto e sbagliato.
Internet mina alla base il meccanismo di autorizzazioni che aveva regolato fino a ieri la gestione dell’informazione e, quindi, del potere: semplicemente perchè su Internet non c’è mezzo di instaurare un meccanismo di autorizzazione, perchè non c’è mezzo di associare con ragionevole sicurezza i dati che viaggiano a chi li ha prodotti.
Il primo passo sarà quello di negare il diritto all’anonimato, quindi di associare ad ogni azione un responsabile, e il secondo quello di definire per legge chi può fare cosa e come.
Questo dovrà essere supportato dalla tecnologia che è alla base di Internet, a partire da meccanismi quali i DRM (Digital Rights Management) di Microsoft (qualcuno ricorda il Grande Fratello?).

Ma un problema, eterno, rimane: chi controllerà i controllori?